PRATICARE QIGONG 氣功

Blog personale – Paola Borruso

Un bellissimo e completo articolo sul Qigong:Taiji e Qigong in quiete della professoressa Hu Lijuan a cura di Giulia Boschi

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999e6ffe97965290d18e6cd15357a2d2Il Qigong è un metodo completo ed ordinato di auto-training, fondato sull’esercizio del pensiero e sul controllo-armonizzazione di corpo, respiro e mente al fine di ottenere un miglioramento delle proprie condizioni psico-fisiche.

Per quale motivo affrontiamo le tecniche del Qigong in quiete? La maggior parte delle preziose tecniche di lungavita cinesi, raccomandano, per esperienza, di preservare l’equilibrio fra quiete e movimento che naturalmente caratterizza il nostro organismo. Per riuscire a sopravvivere però quasi sempre, durante il giorno, ci troviamo in uno stato di eccessiva dinamicità o ancora peggio siamo sottoposti ad una continua tensione e ad un’attività eccessiva. Questo è il motivo per cui è così importante nutrire la quiete interiore; quindi, per quanto riguarda le pratiche di lungavita, lo stile in quiete risulta attualmente ottimale.

Nel Canone di medicina dell’Imperatore Giallo, nel primo capitolo si legge: “Vuoti, in quiete, senza bramosia né ambizioni, l’autentico Qi li riempiva, spirito ed essenza custoditi all’interno: da dove mai sarebbe potuta venire la malattia?”. Ancora è scritto: “Padroneggiavano [le leggi di] cielo e terra, tenevano in pugno lo Yin e lo Yang, esalavano ed inalavano Qi quintessenziale (Jing Qi), nella solitudine preservavano lo spirito, e la loro carne era una cosa sola…”. Queste due citazioni ci narrano in fine linguaggio che gli ‘uomini autentici’ dell’antico passato, padroneggiavano le leggi delle trasformazioni universali; conoscevano i tempi ed i meccanismi dei mutamenti di Yin e Yang e mantenevano, nella loro vita quotidiana e nel corso dei loro pensieri, una 2 quiete serena. Senza bramosie né ambizioni, non nutrivano eccessive aspettative o brame; erano arrivati alla conoscenza dell’arte di preservare lo spirito quintessenziale all’interno, senza disperderlo in giro; nella solitudine preservavano il loro spirito senza sprecarlo; compivano spesso pratiche di respirazione ossigenandosi con l’aria fresca e riuscendo, in questo modo, a far circolare liberamente per tutto il corpo il Zhen Qi “Qi autentico”: la sostanza più sottile che sostiene e mantiene l’attività vitale del nostro organismo. Di conseguenza erano al riparo dalla malattia e riuscivano ad ottenere l’unità di corpo e spirito, vivendo molto a lungo in ottima salute. Queste due citazioni del Neijing, rappresentano l’origine dei principi teorici sui quali si fonda l’arte millenaria del Qigong di lungavita, tramandataci dai nostri antenati. Il riferimento è al Qigong seduti in quiete. La porta d’accesso della vera pratica Qigong in quiete è piuttosto difficile da varcare; bisogna utilizzare la comprensione e la coscienza dello spirito perfettamente in pace, solo allora sarà facile ottenere degli enormi vantaggi.

Alcuni termini chiave

• Taiji del Qigong in quiete:

Il Taiji del Qigong in quiete è un metodo di pratica del Qigong in quiete basato sui principi teorici del Taiji. Il Taiji è il corpo del sistema YinYang. L’abbracciarsi reciproco di Yin e Yang nel Taiji è ciò che dà nascita a tutte le cose. Secondo la teoria del Taiji, ogni cosa ha un suo Taiji; anche il corpo umano viene pertanto considerato come un Taiji: l’unione di Yin e Yang in un unico sistema. Tutta la teoria della medicina tradizionale cinese, centrata sul sistema Yin Yang e cinque fasi (legno fuoco terra metallo acqua), deriva dalla scienza dei mutamenti la cui origine, chiave di volta e meccanismo principale è il Taiji.

• Yin Yang:

“Nel mutamento è il Taiji, esso genera i due emblemi”; I “due emblemi” altro non sono che i due Qi dello Yin e dello Yang. L’attività opposta e complementare di Yin e Yang è l’origine ed al contempo la forza propulsiva che fa nascere, crescere e sviluppare ogni cosa nell’universo; nello Huangdi Neijing ciò è espresso in questi termini: “Yin e Yang sono il Dao di cielo e terra, il modello spaziale e temporale di tutte le creature, padre e madre di ogni mutamento e trasformazione, la radice e l’origine di nascita e morte, il deposito della luce dello spirito”. Secondo il Neijing è indispensabile che gli individui preservino l’equilibrio fra Yin e Yang perché solo così è possibile avere una vita normale [senza malattia]. Il Taiji 3 del Qigong in quiete punta proprio a questo scopo: mantenere l’equilibrio dinamico di Yin e Yang che regola la vita del corpo umano.

• Movimento e quiete

Quiete e movimento sono i segni dello Yin e dello Yang: nel Suwen, cap. 7, è scritto: “La quiete è ciò che si intende per Yin, il movimento è ciò che si intende per Yang, “. La pratica del Qigong richiede principi e metodo, in altre parole “Il movimento ha le sue leggi, la quiete i suoi requisiti”; “Questo è ciò che si chiama lungavita: movimento e quiete secondo il Dao [legge]”

• Qigong in quiete

Il Qigong in quiete richiede al praticante di mantenere il corpo nello spazio senza una qualsiasi forma di movimento, ossia richiede di mantenere una relativa immobilità fisica. Ma se si vede l’esercizio dal punto di vista del Qi, allora c’è movimento: il Qi all’interno del corpo non è quiescente ma anzi si muove più del solito ed il suo movimento si trasforma in modo ordinato, allo scopo di equilibrare e fondere Yin e Yang, regolare ed armonizzare Qi e sangue, sbloccare e mettere in comunicazione i meridiani, nutrire il Qi autentico, mantenere il corpo forte e in salute e prolungare la vita. Nel Suwen, cap. 8, è scritto: “Il cuore [la mente] è il sovrano di tutti gli organi, (…) se si pacifica in basso la luce del sovrano e in tal modo si nutre il principio vitale, allora si vivrà molto a lungo”. Questa frase sottolinea l’importanza cruciale che hanno, nell’esercizio del Qigong, l’aspetto psicologico e spirituale.

• Qi

Indica una sostanza estremamente sottile. L’uomo è nel Qi, il Qi è nell’uomo. Se il Qi si accumula si nasce, se si disperde si muore. Esistono molti tipi di Qi. Nel Neijing si parla dei sei Qi atmosferici: vento, caldo, fuoco, secchezza, umidità, freddo. Si parla anche di Qi soggettivo – o Qi terrestre – e di Qi oggettivo – Qi celeste-. Ci sono anche il Qi Yin, il Qi Yang, il Qi quintessenziale (Jing Qi), il Qi patogeno (Bing Qi), il Qi ‘retto’ [difese immunitarie] (Zheng Qi), il Qi ‘deviato’ [patologico] (Xie Qi) ecc. ecc. In breve, tutte le creature dell’universo hanno Qi e tutte sono immerse nel Qi; però molti Qi che hanno un sapore, che hanno un colore, non riescono ad essere né visti né odorati dai sensi del corpo.

Spiegazione di alcuni principi del Qigong

Se si desidera praticare Qigong è bene prima avere chiari alcuni principi essenziali, poi si studia la tecnica dell’esercizio e poi si debbono ben comprendere i rapporti fra principi teorici e tecnica pratica.  “Il principio è il criterio della tecnica; la tecnica è la misura del principio; se i principi non sono corretti, la tecnica non è giusta, se la tecnica non funziona, i principi non sono chiari”. La tecnica deve essere al servizio dei principi, deve uniformarsi ai principi.

Innanzitutto è necessario entrare nell’ottica dell’importanza della vita e della preziosità dell’essere umano. Nel Suwen, cap. 25, è scritto: “Fra ciò che il cielo copre e la terra sostiene, fra tutte le possibili creature, non ve n’è una più preziosa dell’uomo”; quindi si sostiene che fra tutte le cose, l’uomo ha il maggior valore. Solo se si ha grande considerazione per la vita umana si può dare valore alle pratiche di lungavita, dedicarsi alla ricerca delle leggi che servono ad impadronirsi di una buona salute e della longevità e prevenire le malattie. A che scopo illustrare le tecniche di lungavita a quelli che prendono la vita alla leggera e spesso hanno comportamenti ed atteggiamenti che feriscono il principio vitale o che addirittura – nei casi peggiori – portano al suicidio?

Dao e De

Dao è la legge della natura. De è la conoscenza e l’esperienza del Dao. In senso traslato si può anche dire che De è virtù. “Coloro che conoscono Dao non vengono uccisi dal cielo, coloro che conoscono De non sono danneggiati dalla terra; se Dao e De si compenetrano, il corpo non deperisce e non invecchia”.

Se si comprende la legge che regola la vita e la morte, si possono evitare gli atti che danneggiano la vita. Se il cuore è virtuoso e si fa del bene, si eleva lo spirito, l’animo sarà allegro e sereno e ciò sarà di enorme vantaggio per una lunga vita in salute. Quando Confucio disse “la virtù fa vivere a lungo” intendeva questo.

“La mia vita non è nelle mani del cielo ma nelle mie mani, tutto sta nel modo di agire”. Un altro detto attribuito a Confucio recita: “Ci sono tre cose che portano alla morte: se il luogo dove si dorme non è giusto, se si mangia in maniera irregolare, se si eccede nel lavoro e nella fatica; le malattie che ne derivano sono mortali”. E’ proprio quel che si dice: “non è nelle mani del destino (non è il cielo che lo vuole) ma ce lo si attira da soli (siamo noi a determinarlo). Soltanto se si entra in quest’ottica, di afferrare il proprio destino e la propria vita, si potrà perseguire con entusiasmo l’arte di longevità, indagare ed impadronirsi della scienza e del metodo di nutrimento del principio vitale, ottenendo così una vita lunga e in piena salute.

 

• Concetto dell’influenza del ‘cielo’ sull’uomo

Nello Huangdi Neijing Lingshu, cap. 79, è scritto: “L’uomo forma una triade con il cielo e la terra e viene influenzato da sole e luna” L’ambiente ha un’influenza reale sulla salute dell’uomo, bisogna praticare Qigong in un ambiente tranquillo e pulito.

• Concetto di unità fra forma corporea e spirito

“Spirito e forma si sostengono reciprocamente, tutte le loro trasformazioni partono dal cuore [mente]” (Neijing) In questa breve frase è contenuta un’affermazione teorica dalle vastissime implicazioni. Nel primo capitolo è scritto: “Se la forma corporea non viene consumata lo spirito non si disperde e si può arrivare a cent’anni”; nel cap. 13 si legge: “Chi ottiene lo spirito prospera, chi perde lo spirito scompare” a ribadire cosa accade in caso contrario.

• Preservare la morbidezza

Nel Daodejing è scritto: “L’uomo quando nasce è tenero e soffice, quando muore duro e rigido…la durezza e la rigidità sono il cammino della morte, la tenerezza e cedevolezza quello della vita”. Chi pratica Qigong deve permanere in un atteggiamento mentale di morbidezza e cedevolezza, nella “tenera cedevolezza” c’è grande abbondanza di forza vitale, mentre la “forte rigidità” è l’anticamera della vecchiaia e della morte. “Le cose robuste invecchiano” “Ruotando il Qi si perviene alla morbidezza”; queste due frasi indicano il raggiungimento di uno stato di grande sofficità fisica, come quella di un neonato, che è pieno di forza vitale; in questo modo si potrà vivere a lungo e in salute.

• Amare profondamente i tre tesori

Jing [essenza] Qi e Shen [spirito] sono i tre tesori del corpo umano. Jing è la sostanza quintessenziale che sostiene l’attività vitale dell’organismo. Nel Neijing, cap. 1, si sottolinea più volte l’importanza del rapporto fra Jing / Qi e salute / longevità e si ammonisce: “Se il desiderio porta a disperdere la propria essenza e a depauperare l’autentico [Qi], se non si sa come preservare la pienezza [della propria energia]…a cinquant’anni si è già decaduti”. Bisogna invece arrivare a “Far scorrere senza ostacoli il Qi e [il sangue nei] vasi; avere sovrabbondanza di Qi renale; in questo modo si evita la vecchiaia, si completa la forma corporea, si mantiene anche in età avanzata un corpo forte e in grado di generare”.

Anche il Qi è una sostanza sottile e quintessenziale; è la base fondamentale della vitalità psico-fisica, l’origine della vita e della natura individuale, il sovrano della luce dello spirito [intelletto], la madre di tutte le creature. Gli uomini nascono e vivono nel Qi, al Qi si deve la loro nascita, crescita, 6 deperimento e morte. Chi spreca il proprio Qi muore prematuramente, chi lo usa bene vive a lungo. Chi pratica le arti di lungavita deve dare la massima importanza al nutrimento del Qi, non bisogna ‘emettere Qi’ a casaccio o disperdere il Qi.

Shen rappresenta la condizione psichica dell’attività vitale ed anche la nostra attività mentale. “Shen è figlio di Qi, Qi è madre di Shen” d’altro canto anche lo Shen influenza il Qi; se lo spirito è irrequieto (come un cavallo) il Qi si disperde, se ci si lascia travolgere dalle emozioni, il Qi diventa caotico. In che modo nutrire e preservare Jing, Qi e Shen? “Gli occhi non vedono e lo spirito si condensa, le orecchie non odono e si protegge l’essenza, la bocca non parla e si nutre il Qi”. Se si tengono ben chiusi i tre passaggi di occhi, orecchie e bocca allora si protegge l’essenza, si nutre il Qi e si preserva lo Shen. Questo è ciò che deriva dall’accumulo delle preziose esperienze degli antichi che ci indicano come la migliore pratica da realizzare sia quella del Qigong in quiete.

• La norma di flusso e controflusso

“Se si segue il flusso nasce l’uomo, se si risale il flusso si diventa immortali; solo in questo sta il rovesciare al vertice” Questa frase indica che bisogna ribaltare il normale processo vitale di “emissione all’esterno” trasformandolo in un “risalire il flusso all’interno”; il che include l’esercizio del “ritorno dell’essenza per nutrire il cervello” cioè utilizzare ciò che viene normalmente disperso all’esterno per un nutrimento interno, raggiungendo così lo scopo di allungare la vita.

• Sapere quando (quanto) basta

In un certo senso, sapere quando qualcosa è sufficiente, rallenta il corso del normale processo di esistenza, mentre non accontentarsi mai lo velocizza. Nel Daodejing è scritto: “Non c’è rovina più grande che non riconoscere il bastevole, non c’è luogo più vasto della concupiscenza; coloro che conoscono la sufficienza non mancano mai di nulla” “Se si sa quando basta non si cade in disgrazia, se si sa quando fermarsi si evita il pericolo, così si può durare a lungo”. Se si conosce quando e quanto basta, si è sempre felici, si conquista pace e serenità, si stabilizza il proprio cuore; tutto ciò è estremamente vantaggioso per la pratica del Qigong e per la salute.

• Seguire la natura

“La norma del Dao è la spontaneità” ; si richiede che l’essere umano diventi una sola cosa con il mondo naturale. L’equilibrio di Yin e Yang nella natura è il requisito fondamentale della nascita e del preservarsi in 7 vita di tutte le creature del mondo. Se si perde questo equilibrio nasce la malattia e si può arrivare a perdere la propria stessa esistenza. “Guardare troppo a lungo danneggia il sangue, stare distesi troppo a lungo danneggia il Qi, stare seduti troppo a lungo danneggia la carne, stare in piedi troppo a lungo danneggia le ossa, muoversi tropo a lungo danneggia i tendini”: qualsiasi eccesso contribuisce a far perdere l’equilibrio. Nell’esercizio del Qigong bisogna sempre ricercare il centro, mantenere mente e corpo in armonia, riportare l’organismo da una condizione sbilanciata ad un nuovo equilibrio.

Qigong di base

Per il Qigong di base è indispensabile la guida di un maestro.

Le sezioni del Qigong di base sono: attenzione sul Dantian, attenzione sul Mingmen, attenzione sullo Huiyin; queste tre tecniche hanno, dal punto di vista dell’attuazione e dell’utilizzo, dei punti in comune che sono:

• Fase di preparazione

Prima dell’esercizio di Qigong è bene liberare vescica e intestino e riposare in relax dai tre ai dieci minuti, senza pensare a nessun problema; in questo modo è possibile tranquillizzare il cervello. Prima di accingersi all’esercizio è bene slacciare la cintura dei pantaloni, al fine di facilitare il movimento spontaneo del ventre, che segue la ‘respirazione’ del Dantian.

• Posizione

Non si bada alla forma ma soprattutto alla naturalezza e comodità; il Qigong si può fare in ogni modo, seduti, in piedi, proni o supini. Per aiutare i lettori ad impadronirsi delle tecniche d’esercizio che abbiamo indicato, vengono illustrate di seguito alcune fra le posizioni abituali generalmente scelte per l’esercizio, per darne una visione d’insieme.

Posizioni sedute

Sono fondamentalmente tre: quella libera, quella eretta e quella a gambe incrociate (nelle sue varianti); la maggior parte dei praticanti preferisce generalmente quella libera. °

Posizione seduta libera:

si sta seduti comodi su una sedia, una panca o ai piedi del letto; le gambe sono divaricate alla stessa altezza delle spalle, i due piedi ben poggiati per terra, i palmi delle mani possono essere o appoggiati sulle cosce, oppure l’uno sull’altro (il destro appoggiato sul dorso della mano sinistra o viceversa) appoggiati davanti all’ombelico, come si preferisce. Oppure si stendono leggermente le gambe in avanti con il piede sinistro poggiato sul destro o viceversa. Bisogna essere naturali e rilassati. Se si è seduti sul letto, si può anche tenere una gamba dritta e una  piegata con la pianta del piede rivolta verso l’interno dell’altra coscia. Non esistono requisiti particolari per la posizione della testa e della parte superiore del corpo, l’accento è sempre sulla naturalezza e sull’agio.

Posizione eretta

Si sta seduti su una sedia, con la schiena ben dritta, le anche sulla stessa linea delle ginocchia, i due piedi allo stesso livello appoggiati per terra.

 Posizioni a gambe incrociate

Sono fondamentalmente due: quella con entrambe e ginocchia piegate (posizione del loto) e quella libera.

Posizione del loto:

seduti sul letto con le ginocchia piegate, si porta innanzitutto il piede destro sulla coscia sinistra e successivamente il piede sinistro sulla coscia destra, mantenendo le rotule su un’unica linea; le due mani sono poggiate sulla parte anteriore delle ginocchia; testa, collo e parte superiore del corpo sono eretti naturalmente in maniera confortevole. Questa posizione risulta piuttosto costrittiva per il corpo e per la mente, quindi sono in pochi a sceglierla.

Posizione libera:

Seduti sul letto, la gamba sinistra è piegata con il piede appoggiato su quella destra che resta distesa in avanti (è anche possibile mantenere distesa la sinistra e piegare la destra ); le due mani sono liberamente poggiate sulle rotule oppure raccolte insieme davanti all’ombelico. Non è comunque necessario adottare le posizioni che sono state illustrate, ci si può sedere nel modo più abituale.

Principi fondamentali del controllo della posizione

Il principio base delle posizioni sedute in quiete è quello della comodità e della naturalezza, per questo prima di iniziare l’esercizio è bene accertarsi che i vestiti siano comodi e che non ci siano cinture strette. La bocca è lievemente serrata, l’arcata inferiore leggermente retratta, la lingua appoggiata sul palato nel punto Tianchi [al centro della cavità del palato leggermente spostato in avanti], la testa eretta, la schiena dritta, rilassati ma non ‘sbragati’, dritti ma non rigidi. Le spalle ‘sprofondano’, i gomiti verso il basso, le ascelle ‘vuote’. Il pollice ed il medio della mano sinistra sono uniti ad anello, il pollice della mano destra, infilato nell’anello, poggia sulla base dell’anulare della sinistra, le altre dita della destra sovrapposte al dorso della sinistra nel mudra del Taiji; per le donne si inverte la sinistra con la destra. Le mani sono appoggiate al ventre, lo sguardo, dapprima spinto in lontananza, viene riportato all’interno; gli occhi socchiusi o appena aperti. Il corpo non deve essere appoggiato da nessuna parte.

La respirazione

Nel Qigong, in genere, quando si parla di esercizi si parla innanzitutto di respirazione: respirazione naturale, respirazione latente, armonizzazione del respiro, respirazione controllata, respirazione cefalica (testa gola), respirazione interna, respirazione fisiologica, tecniche del “prendere ed espellere” (Tu Na) ecc. ecc. Tutti questi metodi, che in genere si basano su una respirazione naso-bocca con determinati requisiti, riguardano una respirazione volontaria e artificiale che noi definiamo come “respirazione cielo posteriore”. Un esercizio costante della medesima può anche permettere di ottenere effetti terapeutici. La ‘respirazione’ richiesta da questo tipo di Qigong è diversa da quella [volontaria] normalmente usata nelle tecniche Qigong; si tratta di una “respirazione cielo anteriore”. Non stiamo perciò parlando di una tecnica artificiale di controllo e regolazione della respirazione toracica o addominale; ma piuttosto di una ‘respirazione’ che si effettua in uno stato di quiete profonda, con la bocca delicatamente chiusa, la punta della lingua naturalmente piana, la respirazione dal naso ‘chiusa’ con l’immaginazione e i loci respiratori nei meati (Qiao) su cui ci si concentra. La caratteristica essenziale di questo tipo di ‘respirazione’ “cielo anteriore” è la ‘respirazione’ dei meati. Ciò che si intende per “chiusa con l’immaginazione” non riguarda un effettivo blocco volontario del respiro, ma piuttosto l’oblio dell’attività respiratoria; non bisogna assolutamente pensare alla respirazione; solo così si perviene ad un respiro veramente spontaneo e si prevengono tutti i disturbi che possono derivare da una respirazione innaturale.

Tecniche in quiete

• Concentrazione sul Dantian

Si porta l’attenzione –come nei casi precedenti- al Dantian, a questo punto però il metodo della ‘respirazione’ interna, unita allo sguardo interiore dell’immaginazione (prima inspirando e poi espirando), non si utilizza come al solito, bensì ci si mantiene centrati sul Dantian e si usa l’immaginazione della vista interiore per una ‘respirazione’ alto-basso (ossia un movimento in alto e in basso senza che l’ombelico si muova e senza pensare alla respirazione da bocca e naso). Il movimento ascendente non deve oltrepassare il cuore, quello discendente i reni (ossia l’osso pelvico che corrisponde al punto Qugu). Esiste anche un’altra tecnica: quando l’immaginazione è arrivata al Dantian, con la vista interiore e il movimento di ‘espirazione’ si porta il Qi dal Dantian centrale al punto 10 Huiyin; con l’’inspirazione’ lo si riporta dallo Huiyin al Dantian centrale. Con questa ‘respirazione’ itinerante si riesce a stare seduti a lungo e perseverare nella pratica.

• Concentrazione sul Mingmen

Una volta che l’attenzione è arrivata al Mingmen, lo si mantiene come fulcro della concentrazione, operando dei movimenti [di Qi] in alto e in basso (accompagnati dalla ‘respirazione’). L’ampiezza di questi movimenti in alto e in basso non deve superare un totale di tre pollici.

• Concentrazione sul Huiyin

Si tratta semplicemente di mantenere l’attenzione in quiete sul punto, causando movimenti spontanei di contrazione e rilassamento di questo meato. Quando si pratica questo tipo di Qigong, è necessario seguire questo ordine nei tre esercizi: Prima il Dantian, poi il Mingmen, poi lo Huiyin. Per quanto concerne la concentrazione sul Dantian superiore (meato ancestrale), poiché non è molto semplice padroneggiare i tempi del ‘riscaldamento’, è facile che si possano verificare problemi di salute. Quindi ad eccezione della tecnica di trasformazione del Jing in Qi all’interno dell’esercizio di lungavita (in cui è prevista una breve concentrazione su questo punto) in genere si evita di adottare tecniche centrate sul Dantian Superiore. Se dovessero verificarsi fenomeni come sensazioni di torsione o rigonfiamento del Qiao ancestrale oppure movimenti involontari del medesimo, sarà utile riportare l’attenzione alla zona del Dantian centrale.

Metodo di conclusione dell’esercizio

Ogni volta, dopo essersi esercitati per un tempo determinato, si avverte il desiderio di fermarsi e riposare; dirigendo la luce dello sguardo interiore con l’immaginazione cosciente si compiono degli “avvolgimenti” concentrandosi sul Qiao: prima dall’interno verso l’esterno con rotazione a spirale levogira (ossia il movimento inizia da sinistra verso l’alto e ritorna sul lato sinistro) 36 volte, quindi nello stesso modo si ‘gira’ dall’esterno verso l’interno con rotazione destrogira per 24 volte. Questi sono i numeri che si utilizzano per la rotazione della “grande rivoluzione celeste”. Le donne debbono utilizzare un sistema diverso dagli uomini: prima da destra verso sinistra, dall’interno verso l’esterno 36 volte, successivamente da sinistra verso destra, dall’esterno verso l’interno 24 volte. Infine il pensiero ed il Qi rimangono entrambi concentrati al centro 11 del Qiao [Dantian]; si immagina di risucchiare il pensiero fino al punto Mingmen; quando il Qi è arrivato al Mingmen (dove arriva il pensiero là arriva il Qi) il ventre naturalmente si ritrae verso l’interno; successivamente si riporta l’attenzione in avanti nel basso addome; il ventre, spontaneamente, si rilassa e lo Yuanqi [Qi primordiale] confluisce nel punto Qihai e nel punto Guanyuan, contraendone leggermente la superficie verso l’interno. Qui termina il metodo di chiusura. Con una pratica assidua del Qigong, arrivati ad un certo livello, si possono verificare spontaneamente dei movimenti di fine dell’esercizio come rotazioni verso destra e verso sinistra. Questo metodo di conclusione permette di conservare lo Yuanqi che si è ottenuto durante l’esercizio ed ha inoltre un effetto di sblocco delle stasi e dei ristagni e di rimozione degli ostacoli [alla circolazione del Qi]. Questo metodo di chiusura utilizza i movimenti iniziali della “grande rivoluzione celeste est-ovest” [Mao Xi Da Zhou Tian] approfondendoli ulteriormente.

• Strofinarsi mani e viso

Si tratta dell’ultima azione dell’esercizio: una volta terminati tutti gli “avvolgimenti” si comincia dallo strofinarsi le mani; il movimento è lo stesso che si opera lavandosele, ossia coinvolge tanto i palmi che i dorsi. Successivamente ci si strofina il viso.

Nota importante:

Nel corso della pratica del Qigong, bisogna assolutamente fondarsi sul principio di quiete, rilassatezza e naturalezza. Anche quando si arriva a praticare delle tecniche precise, non bisogna mai eccedere nella cautela attenendosi rigidamente alla tecnica, bisogna adattarla alle proprie esigenze. Dobbiamo avere sempre molto chiaro che la tecnica è al servizio del principio; quello che stiamo esercitando ora è “possedere per arrivare alla tecnica”; bisogna avere come strumento alcuni metodi che ci aiutino ad entrare nella “condizione Qigong”; in seguito, quando si perverrà ad un più alto livello di “Qigong in quiete del non-agire” (Wu Wei Jing Gong), la tecnica perderà di importanza; è quel che è espresso nel detto: “per attraversare il fiume serve la barca, giunti sull’altra riva non serve più”.

Come arrivare ad una quiete rilassata e naturale?

La quiete rilassata e naturale è la base fondamentale della pratica del Qigong in quiete. Per i principianti bisogna cominciare dalla posizione seduta eretta fino a quando non si raggiungono “Quiete, rilassamento e naturalezza”, solo in seguito si può progredire sino al “quieto ambiente del non-agire”. 12 Rilassamento: è una condizione di assenza di tensione. Uno degli standard che denotano uno stato di pieno rilassamento è l’apertura di tutti i pori della pelle; quindi bisogna arrivare a questo per ritenere di aver raggiunto il corretto rilassamento. Il rilassarsi consiste nell’allontanamento delle condizioni (interne) di tensione; per la pratica del Qigong in quiete è indispensabile liberarsi da ciò che provoca tensione; bisogna sbarazzarsi di tutto lo stress accumulato nello studio, nel lavoro, nell’attività quotidiana o a causa della condizione di malattia; solo così la pratica Taiji del Qigong in quiete riuscirà ad ottenere vantaggiosissimi risultati.

Perché si pone l’accento sul rilassamento?

La condizione di tensione interna può generare delle difficoltà di circolazione di sangue e Qi all’interno del corpo, sino ad arrivare a dei veri e propri blocchi di Qi e ristagni di sangue che degenerano in malattia. La ricerca scientifica ha provato che quando il livello di tensione muscolare supera il 60-80% la circolazione sanguigna viene completamente interrotta; viceversa quando i muscoli sono completamente rilassati, l’apporto sanguigno alle fasce muscolari risulta incrementato di 15-16 volte. Ecco qual è il segreto del Qigong in quiete. Nel Suwen, cap. 39, è scritto: “con la rabbia il Qi ascende, con la gioia si lega”, a specificare il ruolo che giocano le emozioni nella condizione di tensione psicologica; esistono legami strettissimi fra l’assetto emotivo e la circolazione di Qi e sangue. Lo scopo del rilassamento è quello di migliorare la condizione del sistema nervoso ed incrementare la circolazione di Qi e sangue.

Come riuscire a rilassarsi?

1. Prima di tutto bisogna tranquillizzarsi, stabilizzare il proprio assetto emotivo e al tempo stesso togliersi dalla testa, uno dopo l’altro, i problemi di lavoro o di studio.

2. Slacciare la cintura, svuotare vescica e intestino liberandosi di tutte le sgradevoli sensazioni di urgenza a questo riguardo.

3. Rilassare tanto la mente quanto i muscoli, avvertire il capo leggero e rilassato. Prima di sedersi massaggiare un po’ le zone che eventualmente danno qualche fastidio o risultano dolenti, muovere le articolazioni dei quattro arti e stirare i tendini.

4. Cercare la posizione che risulta più comoda e che si possa mantenere per lungo tempo; ossia la posizione che dà meno tensioni e nella quale si riesca ad ottenere il massimo rilassamento.

5. Durante l’esercizio non bisogna esagerare con l’utilizzo dell’intenzione cosciente, non bisogna ricercare a tutti i costi il risultato. Altrimenti si entra necessariamente in una condizione di tensione. Quindi è molto importante nella fase in cui si concentra l’attenzione farlo secondo il “concentrarsi e non concentrarsi” “ora c’è ora si dimentica” “non trascurare e non aiutare” ossia secondo il principio base del “seguire la natura”.

Si può utilizzare intenzionalmente l’immaginazione per rilassare le zone contratte, ma non bisogna eccedere nella concentrazione. Ci sono due aspetti: da una parte si sottolinea l’importanza di un rilassamento completo dall’altra si ricerca un rilassamento relativo, non bisogna forzare; ad un rilassamento ottimale si può arrivare solo con un certo periodo di pratica.

Quiete

Per quanto riguarda la quiete, non si tratta di quiete assoluta, si tratta di una condizione di relativa stabilità ad un certo stadio del movimento materiale. Entrare in uno stato di quiete durante l’esercizio è un fenomeno che dimostra l’essere pervenuti ad uno stato di grande pace in cui sono interrotti i rapporti con il mondo circostante; uno stato sereno, rilassato, confortevole. I sintomi che corrispondono ad uno stato iniziale di rilassamento sono : sensazione di agio e leggerezza, respirazione leggera, assenza di pensieri negativi, oppure capacità di liberarsi subito da pensieri negativi appena compaiono. Riuscire a pervenire anche solo una o due volte durante l’esercizio ad uno stato di totale assenza di pensieri porta ad una condizione di benessere davvero speciale. Un rilassamento avanzato prevede di ‘guardare senza vedere’, ‘sentire senza ascoltare’, di ottenere una respirazione ininterrotta con la comparsa a volte di sensazioni piacevoli di lucentezza o di leggeri formicolii. Ad uno stadio ulteriore si perviene ad una condizione di perfetto vuoto e perfetta quiete, dove si avverte il movimento del Qi; questo è ciò che si intende per “all’apice della quiete è il movimento”.

Perché si pone l’accento sulla quiete?

Quando l’attività fisica ha raggiunto uno stato di relativa immobilità, essa cambia quantitativamente ma non qualitativamente; per questo appare sempre all’esterno come una condizione di quiete immobile. Da questo punto di vista si può sostenere che la quiete allunghi il lasso vitale rallentandolo, mentre al contrario lo stress lo accorcia con la concitazione e la fretta. Ci sono persone talmente impegnate che dimenticano di mangiare e lavorano giorno e notte. Senza dubbio stanno 14 accorciando il loro tempo di vita con questo ritmo forsennato; accelerano la combustione del ‘fuoco’ vitale. Nell’esercizio del Qigong in quiete, si alimenta il fuoco vitale per farlo bruciare più lentamente possibile per arrivare ad allungare il nostro tempo di esistenza. Laozi diceva: “Un giorno di quiete riporta alla vita”. Noi diciamo che la quiete può portare un individuo a “invertire la rotta” e questo è nei fatti un appello a perdurare rivolto al tempo, alla giovinezza, alla vita.

Come entrare in uno stato di quiete

1. Bisogna approntare per bene ogni cosa prima di iniziare l’esercizio, solo così si riesce a praticare tranquilli. Se il cuore non è in pace, il Qi non si armonizza e quindi diventa difficile entrare in uno stato di quiete.

2. Bisogna avere pensieri positivi per entrare in una piacevole condizione d’animo. Lo spirito deve essere allegro, felice, ottimista. Così diventa facile entrare nello stato di quiete. Per questo si dice “il pensiero positivo è il primo passo per entrare in uno stato di quiete” oppure “il cuore tranquillo, lo spirito gaio, senza cercare la quiete essa arriva da sé”.

3. Esercitarsi in un ambiente possibilmente silenzioso ma si può anche esercitarsi nell’abilità di “trovare la quiete nel rumore”

4. La posizione deve essere comoda e naturale, con il corpo rilassato; così diventa facile entrare nello stato di quiete.

5. La respirazione deve essere morbida e sottile, così diventa facile entrare nello stato di quiete.

6. Per chi soffre di qualche problema fisico è bene fare precedentemente massaggi o altre terapie e trovare la posizione che più si adatta alla propria condizione.

7. Si può utilizzare il metodo del conteggio del respiro per allontanare i pensieri che disturbano; una espirazione e un’inspirazione valgono uno, si conta fino a dieci, da dieci fino a cento…quando non si affacciano più alla mente pensieri negativi si può sospendere il conteggio e mantenersi naturali.

Oltre a tutto ciò, bisogna ancora prestare attenzione ad altre due questioni: anche per pervenire ad una buona condizione di quiete è necessario un certo periodo di esercizio, non bisogna ricercarla a tutti i costi, altrimenti non la si troverà mai perché già il ‘cercare’ è una condizione di disturbo della mente; è un pensiero che può determinare uno stato di eccitazione interrompendo la continuità dello stato di quiete raggiunto in precedenza.  La seconda questione riguarda la necessità di non generare “cattivi pensieri” durante l’esercizio di Qigong; tipo evocare fatti che ci hanno fatto arrabbiare o che hanno provocato emozioni negative, altrimenti cuore e spirito non potranno stabilizzarsi. Se si dovessero verificare condizioni di questo tipo è meglio interrompere l’esercizio.

Riguardo al “seguire la natura”

Il metodo tradizionale del Qigong in quiete pone un grande accento sulla necessità di essere spontanei e naturali: “La norma del Dao è la spontaneità”. All’inizio della pratica ci vogliono dei metodi precisi, ma quando si opera bisogna assolutamente conformarsi alla naturalezza; solo se c’è naturalezza ci può essere una sensazione di benessere e solo così si possono ottenere risultati evitando effetti collaterali. Arrivati ad un alto livello di pratica in quiete appaiono solo fenomeni spontanei; tutto è molto naturale, bello, gradevole; non c’è metodo, si torna alla naturalezza. Se durante l’esercizio in quiete dovessero verificarsi movimenti di Qi o improvvisi scossoni, non bisogna alimentarli volontariamente, bisogna lasciare che essi siano del tutto naturali, il movimento potrebbe ad un certo punto fermarsi, allora si può procedere alle tecniche di chiusura dell’esercizio. Se si verificano movimenti esterni di una certa ampiezza, si può pensare al punto Yongquan al centro della pianta dei piedi, si può schiacciare con il pollice e l’indice della mano destra la base dell’anulare della sinistra (per le donne il contrario) e compiere alcune respirazioni profonde, così si potrà gradualmente calmare il movimento; aggiungendo qualche tecnica di chiusura si potrà riconquistare ancora di più uno stato di quiete.

Attualmente il Qigong cinese si presenta in svariate forme e scuole, con mille forme e cento condizioni, confondendo e disorientando chi vi si avvicina e portandolo a non sapere su che percorso incamminarsi. Noi vorremmo pregare tutti di tenere a cuore l’insegnamento degli antichi saggi: “Il grande Dao è estremamente semplice è estremamente facile”. Ciò significa che tutti i grandi metodi del Qigong centrati sull’adesione alle leggi naturali e alla spontaneità sono i più facili ed i più semplici mentre i metodi che confondono con multiformi misteri spesso servono solo a gettare fumo negli occhi. Il metodo del Taiji Qigong che è stato trasmesso, comprese le tecniche di Qigong in quiete e i suoi principi fondamentali, non è un metodo che richieda dieci o quindici giorni per essere appreso; bastano cento minuti d’orologio e lo si può insegnare fino in fondo; davvero si può dire che sia semplice e facile. Ma la vera radice della 16 questione non è nella tecnica ma nel [costante] esercizio. Chiunque, avendo chiari i principi esposti, si eserciti con impegno e costanza, può essere sicuro di ottenere lungavita e salute.