PRATICARE QIGONG 氣功

Blog personale – Paola Borruso

Guarire con il Qigong si può? Le vostre testimonianze

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Guarire con il Qigong
Guarire con il qigong

In questo articolo affronterò l’argomento della Guarigione attraverso il qigong in un modo singolare: riportando testimonianze che ho raccolto attraverso il mio gruppo Fb Guarire con il Qigong, attraverso cui potrete risalire a tutti coloro che gentilmente hanno prestato la loro testimonianza (e che anche in questa sede ringrazio). In base a ciò che hanno scritto, qualora vogliate mettervi in contatto con loro potete farlo richiedendo l’iscrizione al gruppo.

Posto che il Qigong può essere utilizzato come strumento di guarigione esclusivo, e vi assicuro che c’è chi si è assolutamente fidato di questo strumento -magari approdandovi come ultima spiaggia e perciò praticando intensamente e con enorme volontà– mi sento subito in dovere di citare il mio articolo sull’affiancamento del Qigong alla Medicina occidentale così come molti ospedali anche italiani hanno finalmente iniziato a fare e di cui ho personale esperienza. Per un praticante sappiamo quanto può essere di supporto la testimonianza: è una cosa importante, che va condivisa, perciò mi auguro che i commenti a questo mio articolo possano integrarne i contenuti riportati di seguito.

Ultimamente ho dato nuova impostazione al mio gruppo. Con scadenze quasi settimanali rigiro un quesito, pongo una domanda, una questione di interesse comune,sulla quale si animano le conversazioni e gli scambi, motivo fondamentale per cui anni addietro, animata come sempre dalla mia grande volontà di diffusione, creai il gruppo. La domanda che ho posto era esattamente questa: “Usando semplicemente il qigong, siete riusciti a guarire da qualche disturbo, patologia, squilibrio, malattia? Potete scrivere le vostre testimonianze /esperienze, sia in positivo che in negativo.”

Eccovi gli interventi e le risposte, augurandomi che vi siano utili, cosa che mi farebbe piacere avere come riscontro.

Molti: miopia, 6 vertebre schiacciate, frattura dell’osso sacro, raffreddori e frequenti mal di gola, influenze stagionali (nel senso che non ne ho più presa una), sindrome da reflusso, cistiti e problemi ai reni, lutto e depressione e potrei continuare.

“Attraverso la pratica del Qi gong la mia tiroide è migliorata alla grande!!! Abbinata ad una giusta alimentazione da 125 mg di pastiglia che prendevo ora prendo 25 mg solo per 4 gg e sono rifiorita. Da 7 anni mi curo da sola col dosaggio delle pastiglie . 8 anni fa un medico mi sparava a caso il dosaggio e ho avuto problemi di cuore. Il Qi gong mi ha aiutato a recuperare forze energie e ora non mi ammalo più e sto benissimo!”

Praticando due volte a settimana, mi sentivo più sciolta a livello di schiena, se avevo dolori a livello lombare mi passavano, mi sentivo più serena e cercavo di avere una giusta postura. Se migliorasse altre cose può darsi, so che non praticando mi mancava.”

“Ho ho iniziato la pratica in giovane età ma ero già malandata un bel po’ … Soffrivo di attacchi di panico, avevo una diagnosi di celiachia, e un principio di osteoporosi. In circa un anno di pratica gli attacchi di panico svanirono ma non mi resi conto che potesse essere stato merito del Qi gong. Dopo due anni la diagnosi di celiachia è caduta, piano piano le mie ossa sono tornate normali . E poi alla fine non poteva essere stato null’altro che il Qi gong! ❤️ Ahh.. mi dissero anche se avessi voluto un figlio avrei dovuto fare una cura ormonale e invece è arrivato a sorpresa, inoltre un adenoma para tiroideo arrivato in un momento della mia vita in cui non ero in armonia e avevo smesso di praticare. Con la ripresa della pratica del Qi Gong e anche del Reiki è scomparso in circa 3 mesi ed ho scampato l’intervento. “

Grazie al qi gong si è regolarizzato il mio ciclo 

“Grazie alla pratica continua di Qigong il mio sistema immunitario si è ristabilito !spina dorsale schiena e psiche concentrazione notevolmente migliorata ! Grazie anche al mio impegno continuativo!”

” Un nodulo che avevo al seno è sparito”

“La pratica della ragazza di Giada è molta meditazione mi hanno aiutato a rimanere incinta a fronte di una diagnosi di endometriosi al IV stadio che equivaleva più o meno alla certezza, per i medici, che non avrei mai avuto figli. C’è da dire che, da medico cinese, non ho mai pensato che ciò che affermavano fosse una sentenza e infatti ..” P. S. Dall’endometriosi non si GUARISCE ma con la medicina cinese ed il Qi Gong si migliora di molto la qualità della vita. Io ad esempio ho smesso di assumere farmaci da 13 anni.

“30 anni fa lessi che questa disciplina insieme al taiji erano efficaci per curare malattie del metabolismo . All’epoca mi avevano diagnosticato il diabete e mi dissero che prima o poi avrei dovuto passare all’insulina . Cominciai la pratica del taiji e del qigong ( chi pratica sa che le due cose sono complementari ) facendolo tutti i giorni per tre anni col risultato che la mia curva da carico si stabilizzo’ e non ho più avuto quel problema . Pur non facendolo tutti i giorni continuo tuttora con la pratica di entrambi”

“Personalmente è stato molto utile per una sindrome vagale da reflusso gastroesofageo. Il qi gong ha un ruolo importante per la regolazione del sistema neurovegetativo.”

“Io pratico qigong da circa 5 anni, in media 3-4 volte a settimana. Il sistema immunitario si è rinforzato, prima ero soggetta di continuo a tonsillite e raffreddore, ora molto meno!! Inoltre riesco ad avere livelli soddisfacenti di pressione e colesterolo…. ed io sono un buona forchetta!”

“Dalle testimonianze ricevute è chiaro e lapalissiano che una buona pratica ha risvolti incontrovertibili sullo stato generale di salute,quindi su tutti gli organi ed apparati…!!!”

“Grazie al Qi Gong ho completamente eradicato vecchi dolori lombari derivanti da protrusioni a livello di L5-S1, unitamente ad un generale rafforzamento immunitario ed una sensazione complessiva di maggiore benessere. Pur avendo superato i 50, avverto una buona scioltezza articolare ed una maggiore consapevolezza del movimento, della postura e delle emozioni”

“Io ho 1 ernia discale, 2 cervicali e la Sclerosi Multipla dal 2007 e dal 2013 pratico QiGong e Taijiquan è ho avuto notevoli benefici fisici e psicofisici insieme a me ora praticano 11 persone con Sclerosi multipla e tutti hanno avuto benefici, c’è chi ha abbandonato le stampelle e i bastoni, migliorato l’equilibrio e la forza.”

“Mi è stata diagnostica la sclerosi a luglio 2017. La neurologa mi ha subito consigliato di fare attività fisica, ad ogni controllo mi ribadiva che era veramente importante. Mi sono iscritta in palestra, una bellissima palestra dove c’era di tutto, corsi pesi piscina ed istruttori veramente disponibili, ma purtroppo io mi sentivo sempre fuori posto. Facevo i corsi con le persone c anziane, ma per me era una sofferenza vedere che non riuscivo a fare movimenti che persone di 80 anni facevano senza problemi. La mia fisioterapista è stata la prima a consigliarmi il tajJi. Appena ho visto che tenevano un corso a Monza mi sono iscritta. E’ difficile spiegare quanto mi sta aiutando il corso. Mi sta aiutando sotto tantissimi aspetti. Il corso aiuta come gruppo di supporto, mi hanno consigliato in passato di andare a corsi con persone con la mia malattia ma mi sono sempre rifiutata. Il corso è composto da persone che hanno i miei problemi che sanno quello che provo. Il gruppo mi aiuta ad affrontare i momenti difficili. Si è creata una famiglia. Ci aiutiamo a vicenda, ci aiutiamo a non mollare mai e ad affrontare tutto sempre con il sorriso. Non sono più sola ci sono persone che mi capiscano veramente.Dal punto di vista fisico il corso mi sta aiutando tantissimo. Ho la fortuna di avere un GRANDE MAESTRO, anche lui ha la sclerosi e per questo mi capisce immediatamente. Il corso è improntato ad aiutarci nella vita di tutti i giorni. Facciamo esercizi che ci permettono di affrontare i problemi della quotidianità. Nello specifico io avevo problemi a camminare e dopo 2 cadute avevo paura di passeggiare da sola, ma il maestro giorno dopo giorno mi ha insegnato come affrontare i miei problemi. Mi ha fatto fare esercizi mirati e adesso, la mia passeggiata da sola è il mio momento di rivincita contro la malattia. Consiglio veramente questo corso, purtroppo non sono brava con le parole ma quello che vorrei far capire che questo corso è globale aiuta il malato a 360°, è un’esperienza di vita, il corso non è solo quando sei in palestra, il corso dura durante tutta la giornata, perché applicare i principi al quotidiano aiuta ad affrontare le difficoltà
Anche le persone che mi sono accanto hanno visto la differenza, si sono accorti che sono cambiata, che ho più voglia di combattere e di non mollare e tutto questo sempre con il sorriso.”

“Ho cominciato a praticare il Qi Gong mentre ero affetto da Melanoma maligno poi andato in metastasi. Nel frattempo ho subito quattro interventi chirurgici e due cicli di chemioterapia sperimentale. Avrei dovuto fare altri due cicli dopo l’ultimo intervento ma ho abbandonato perchè sentivo che ero arrivato ad un limite tale che un ulteriore chemio mi avrebbe ucciso. Mi hanno trovato una “macchia” nel fegato e mi è stato consigliato un intervento esplorativo in laparoscopia. Ho salutato tutti e sono andato a vivere in montagna in mezzo a splendidi boschi, dove praticavo tutti i giorni il Qi Gong, mangiavo biologico e assumevo dei funghi cinesi con proprietà antitumorali. La macchia è sparita, la malattia si è fermata e 32 anni dopo sono ancora qui.Ho superato periodi di depressione secondaria alternati a periodi di devastanti attacchi di panico. Prendevo ansiolitici, antidepressivi, antipanico e antisomatici: sparito tutto. Sono guarito da una colite spastica, reflusso gastro-esofageo, mal di testa, lombo-sciatalgia. In seguito alla rimozione delle catene linfonodali iliache,inguinali e su-inguinali avevo un edema linfatico alla gamba destra di notevoli proporzioni. Col Qi Gong associato al Meliloto officinale ho ridotto l’edema del 95% e non uso più il collant elastico alla massima compressione. A 62 anni leggo senza occhiali e non ho bisogno del Viagra !!”

“Più volte mi ha salvato… Una ad esempio, avevo mangiato schifezze in Africa.. Se non mi fossi ricordato il qigong avrei preso influenza intestinale..”

“Ciao Paola sì con il qigong ho risolto il problema del tunnel carpale e pollice a scatto che avevo in entrambe le mani. Ero al primo anno di corso per diventare Operatore di qigong e ho capito che per essere un buon insegnante e poter veramente trasmettere qualcosa agli allievi, dovevo prima lavorare su di me e risolvere il mio problema. Dopo cento giorni di pratica le mie mani sono guarite….e sono felicissima di aver disdetto l’intervento….Un abbraccio di qi energetico a te e a tutto il bellissimo gruppo.♥️

“Convivo con sei ernie alla colonna, tre lombari e tre cervicali, praticamdo Taijiquan da 15 anni. Da allora non mi sono più bloccata e non ho mai più preso farmaci anti infiammatori ecc.”

“Io soffrivo di asma e adesso respiro regolarmente”

“Ciao, posso riportare la mia esperienza, in termini di pratica personale, con la disciplina del qigong. Mi chiamo Marco Tau, ho 65 anni, sono nato a Roma e vivo in provincia, puoi fare il mio nome nell’articolo.
2002 – all’epoca avevo questi problemi di salute:
– ipertensione (genitori ipertesi), con crisi di tale intensità da costringermi a prendere farmaci, anche d’emergenza.
– disturbi dolorosi e ricorrenti da diverticolosi diffusa in tutto il colon (mezz’ora dopo pranzo andavo di corsa al bagno),
– crisi vertiginose periodiche e severe (sono finito al pronto soccorso).
Decennio 2002-2012 io e la mia compagna iniziavamo, nel 2002, a seguire un insegnante cinese che, in un centro medico romano, per due mesi all’anno, impartiva lezioni su alcune pratiche tratte dal repertorio del Zhineng Qigong, in particolare, dalla forma del II° livello. Una volta a settimana, praticavamo la stessa forma, come integrazione in un corso di Taijiquan stile Chen. La seconda lezione al centro, praticando la tecnica nota come “Collo di Gru”, sono svenuto, ma ho insistito e, dopo pochi mesi, non soffrivo più di disturbi vertiginosi. Nel corso di quel decennio, per approfondire, ho appreso numerose tecniche integrandole nella mia pratica, che facevo 2-3 volte a settimana.
Dopo qualche anno, tutti i sintomi della diverticolosi sparivano, e, adesso, mangio quello che voglio, ma con moderazione, anche perchè sono vegetariano. Nel 2012, cercando un gruppo che praticasse Zhineng Qigong qui a Roma, ho incontrato Amanda Carloni, e da allora ho iniziato, di nuovo, a praticare esclusivamente Zhineng Qigong, con frequenza giornaliera.Nel corso di qualche anno, anche l’ipertensione, che, meno severa, ancora resisteva, è svanita.
Oggi, pratico ZNQG, assieme alla mia compagna, per 2 ore circa, ogni giorno, e sto lavorando alla risoluzione di esiti di un incidente in moto che avuto a 20 anni, con danni alle cervicali.”

Bene, se ritenete che l’articolo sia di vostro interesse, vi invito a condividerlo affinché le testimonianze di guarigione (…e non solo dal coronavirus!!!) possano circolare e rinforzare la fiducia nei risultati di questa meravigliosa disciplina salutistica. Mi permetto di inserire anche i benefici per quel che riguarda l’aspetto psicosomatico, i benefici apportati a stati depressivi, da stress, ansia, panico e quant’altro.

Le reazioni di Qi. Cosa potrebbe accadere durante la pratica.

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water-872016_960_720Le reazioni che si manifestano durante o successivamente ad una pratica di Qigong possono essere diverse. Tutte sono indicative di uno stato che va modificandosi nell’organismo,  di un nuovo assetto interiore, sia  emotivo che corporeo. Molte reazioni scoraggiano i praticanti,  i quali, interpretandole scorrettamente, abbandonano o allontanano la pratica di Qigong. La via alla salute va invece guadagnata. In tale contesto,  si deve anche imparare a riconoscere quando si tratta di una reazione da Qi e quando no. Di seguito vi propongo perciò una selezione di uno scritto del Dott. Pang Ming, il fondatore del Zhineng Qigong, che spiega in maniera approfondita e a più livelli tali manifestazioni , che non devono scoraggiare i praticanti ma indurli a perseverare nella conquista della salute e dei propri obiettivi, concedendo al proprio corpo la possibilità del cambiamento e della trasformazione.

Reazioni da eliminazione della malattia e delle tossine.

Con la pratica del qigong alcuni fattori dannosi all’interno del corpo sono eliminati molto velocemente lungo i canali (jingluo). Quindi appaiono diverse reazioni dovute alla eliminazione delle tossine e della malattia. Alcune “scariche” vengono fuori dalla parte inferiore del corpo, manifestandosi come diarrea, feci sanguinolente, feci con pus, urine torbide, aumento della quantità e dell’odore delle mestruazioni, perdite vaginali. Alcune scariche vengono fuori dalla parte alta del corpo, come tosse, catarro, vomito anche di pus e sangue, scolo nasale, pus e sangue dal naso, e aumento della secrezione oculare. Alcune eliminazioni vengono fuori attraverso altre parti del corpo e i quattro arti, come febbre, sudorazione, rashes cutanei, acne, micosi ai piedi. Tutte questo sono manifestazioni delle eliminazioni delle tossine e della malattia. (…) A volte le reazioni di eliminazione delle tossine e della malattia sono molto forti. Se una malattia ha avuto origine da una febbre, allora la reazione legata alla eliminazione della malattia e delle tossine di solito porterà a una febbre anche superiore a 40°, a volte anche 41°. Da notare che se la febbre è dovuta alla reazione legata alla eliminazione della malattia e delle tossine, la mente del paziente rimarrà chiara, e non si avranno mal di testa e capogiri. Quando appare una qualche reazione non ci si deve preoccupare, e non si deve interrompere la pratica.

Domanda: In una situazione in cui non si può distinguere se il sintomo sia una malattia o se sia una reazione legata alla eliminazione di una malattia, che si dovrebbe fare? Il Zhineng Qigong non diagnostica i sintomi per raggiungere la salute. La pratica del qigong avrà un effetto su ogni tipo di malattia. Di conseguenza, in presenza di una malattia, bisognerebbe senza esitazioni avere fiducia nel fatto che la pratica qigong può curare la malattia. Se la mente cosciente di qualcuno non riesce a superare la barriera mentale, si sospetterà sempre che il sintomo sia legato alla malattia e non alla sua eliminazione, e si dubiterà degli effetti curativi del qigong; allora, in questo caso, è indicato prendere delle medicine. Se si prenderanno medicine, si useranno solo medicine che migliorino la situazione; per esempio, nel caso di diarrea non usare medicine che fermino la diarrea, bloccando così il processo di eliminazione. Per la tosse, usare medicine che sciolgono i catarri, non medicine che fermino la tosse. Per i sanguinamenti usare medicine che dissolvano ed eliminino le accumulazioni, non medicine che fermino il sanguinamento. Per la febbre usare medicine che aiutino la sudorazione;  non usare rimedi raffreddanti. Prendere poche medicine beneficerà tutte le reazioni di eliminazione della malattia e delle tossine.

Reazioni legate all’impatto del qi sulle parti del corpo colpite dalle malattie.

La maggior parte delle persone con malattie croniche avranno queste reazioni, perché quando le parti del corpo affette dalla malattia per tanto tempo, il corpo si adatta alla malattia raggiungendo un equilibrio, anche se patologico. Con la pratica del qigong, le parti del corpo affette dalla malattia si possono percepire come aggravate. Queste sono reazioni legate all’impatto del qi sulle parti del corpo colpite dalle malattie, e sono un fenomeno particolare del qigong. Dopo la pratica del qigong l’energia all’interno del corpo è relativamente in pienezza e la malattia ha cominciato a guarire, ma la condizione ancora non è completamente ritornata alla normalità. La propria energia aumenta e combatte continuamente la malattia. Le funzioni corporee, comprese le sensazioni della parte del corpo malata guariranno passo dopo passo. Nel momento in cui la sensibilità comincia a ritornare più normale, i sintomi possono avvertirsi più di prima. Questo può creare la falsa illusione che la malattia stessa stia peggiorando. (…)  Lungo il percorso di guarigione delle funzioni sensoriali potranno avvertirsi più dolore e disagio. Così, le reazioni legate all’impatto del qi sulle parti del corpo colpite dalle malattie sono manifestazioni del recupero delle funzioni nel luogo della malattia. Con la continua e assidua pratica del qigong l’energia sarà ancora più piena e il dolore sparirà. Un’altra situazione può accadere quando all’interno del corpo ci sia una zona in cui la malattia è latente, o quando una vecchia malattia non è completamente scomparsa. Sebbene la malattia sia guarita, le sue residue informazioni sono ancora lì. Anche in questi casi, dopo la pratica del qigong possono apparire reazioni. E’ la manifestazione della purificazione graduale del corpo.

Reazioni legate al progresso nella pratica.

Nelle persone sane, dopo la pratica del qigong il livello di salute del corpo e della mente aumenta gradualmente. Anche in questo caso possono manifestarsi reazioni. Quando aumenta il livello di salute nelle persone ammalate, esse hanno bisogno di eliminare gli elementi patologici della malattia. Quando persone sane passano da un livello di salute al successivo e più alto, anche esse hanno bisogno di eliminare dall’interno del corpo ciò che non è in accordo con il più alto livello di salute raggiunto. Così, si manifestano le reazioni, simili alle reazioni legate alla eliminazione della malattia e delle tossine. Ogni qual volta qualcuno passa a un livello di salute più alto, ciò include un processo che purifica la materia dall’interno del corpo. (….) Il Zhineng Qigong è un sistema aperto. Nel processo di apertura di corpo, qi e mente, si chiede sempre di cambiare se stessi, per ottenere un nuovo equilibrio tra se stessi e la natura. Quindi anche dopo un breve periodo di pratica possono apparire reazioni legate al cambiamento del grado di salute. Quando una reazione scompare, seguita da un miglioramento del livello di salute, allora una nuova reazione apparirà. A poco a poco questi piccoli cambiamenti porteranno a un cambiamento più grande, fino a raggiungere il livello di salute più alto.

 

Effetti del dubbio e dell’impazienza sulla pratica di Qigong

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quadro-iz-dubbio-x-milanoQuesto mio nuovo articolo si sofferma  sugli effetti del dubbio e dell’impazienza sulla pratica, responsabili spesso di un vanificarsi della pratica stessa, nonostante la grande dedizione in termini di tempo, volontà e  sforzo che siamo disposti a compiere. Il dubbio sulla riuscita e l’impazienza nell’ottenere il risultato equivalgono a pensieri “disturbanti”: sono dei limiti che frapponiamo tra noi e la pratica. Sono limiti del tutto personali e particolari poiché durano fintanto che noi glielo permettiamo. Con questo, intendo dire che basterebbe una seria presa di posizione da parte nostra e della nostra coscienza, un atto di fiducia nei confronti della pratica, per fugarli. L’efficacia della pratica, insomma, deriva soprattutto da noi stessi, dalla qualità della nostra presenza, dalla qualità della nostra intenzione e da una volontà incrollabile. Quella che segue è quindi insieme una proposta di lettura  e riflessione.

Come sorge il dubbio? Chi dubita? Si può comprendere solo esaminando se stessi. Se dubitate di tutto, sarete totalmente infelici, non riuscirete a dormire, a mangiare, dando tutto il tempo la caccia a questa o a quella opinione. Quello che dovete ricordare è che la vostra mente è una bugiarda. Tenetelo presente e osservate. Gli stati mentali non sono che stati mentali, non durano. Non intendetevela con loro. (..) Fate la loro conoscenza con equanimità. Passa un dubbio ed ecco che ne sorge un altro. Siate consapevoli di questo processo per quello che è. Allora, vi sentirete a vostro agio. Se correte dietro ai vostri dubbi, non sarete solo infelici, ma aumenteranno anche i dubbi. Ecco perché il Buddha ha detto di non attaccarsi alle cose.Alcuni praticanti raggiungono un certo punto nella loro pratica e poi dubitano di ciò che hanno conseguito, o dello stato nel quale sono quando meditano.

Supponete di regalarmi un frutto. Può accadere che io sia consapevole della dolcezza del frutto e del suo profumo, che ne conosca ogni particolare, eccetto il suo nome. Lo stesso accade con la meditazione. Non è necessario conoscere il nome delle cose. Conoscere il nome del frutto non lo rende più dolce.

Dubitare è naturale. Tutti cominciano dubitando. Si può imparare molto dai dubbi. L’importante è non identificarsi con i propri dubbi, non restarne intrappolati. Farebbero girare la tua mente in cerchi senza fine. Osserva invece l’intero processo del dubitare, dell’interrogarsi. Osserva chi è che dubita. Osserva come i dubbi vengono e vanno. Allora non sarai più vittima dei tuoi dubbi. Ne uscirai fuori e la tua mente si acquieterà. Puoi vedere come tutte le cose arrivano e poi se ne vanno. Lascia andare quello a cui sei attaccato. Lascia andare i tuoi dubbi e limitati ad osservare. Ecco come si pone fine al dubbio.

 

L’impazienza.

Le misure della mente umana non coltivata sembrano diventare sempre più piccole. Siamo arrivati ad aspettarci e spesso a pretendere risultati veloci premendo un bottone o girando una chiave. La nostra implicita opinione di solito è che velocità e comodità sono di per sé dei valori. Ma questo non è sempre vero per la vita spirituale, così come non esistono scorciatoie che aspettano di essere scoperte. Come disse il Buddha, è un sentiero graduale, che dipende da una graduale maturazione. Se abbiamo fretta, la nostra incapacità di accelerare le cose può crearci grande frustrazione.

Devi continuare saldamente a praticare. Non otterrai o noterai alcun risultato in uno o due giorni.Bisogna cercare di esercitare uno sforzo costante. Non si può comprendere attraverso le parole di qualcun altro. Devi scoprirlo da te. Non devi meditare molto, basta poco, ma ogni giorno.

La pratica è come piantare un albero. Scavi un buco e vi infili l’albero. Dopo di che il tuo lavoro consiste nel riempire di terra tutt’intorno, nel mettere il concime, nell’innaffiare l’albero e nel proteggerlo dai parassiti. È questo il tuo compito; è quello che fanno i proprietari di un frutteto. Ma che l’albero cresca veloce o lento sono fatti suoi, non ha niente a che fare con te. Se non conosci i limiti delle tue responsabilità, finirai per cercare di fare anche il lavoro dell’albero e soffrirai. Tutto quello che devi fare è procurare il concime, innaffiare e tenere lontani gli insetti. La velocità di crescita dell’albero è un problema suo. Se conosci quali sono e quali non sono le tue responsabilità, allora la tua meditazione sarà facile e rilassata, non tesa e nervosa.

Quando la tua pratica seduta è calma, osserva la calma. Quando non è calma, osserva che quando c’è calma c’è calma, se non c’è non c’è; non devi soffrire, quando la mente non è calma. È una pratica errata esultare quando la mente è calma, o deprimerti quando non lo è. Soffriresti per un albero? Per il tramonto o per la pioggia? Le cose sono come sono e, se lo comprendi, la tua meditazione procederà bene. Dunque continua a percorrere il sentiero, continua a praticare, continua ad affrontare i tuoi compiti, e a meditare nei periodi appropriati. Quello che ne guadagni, quello che ottieni, quanta calma raggiungi, dipenderà dalla forza della virtù che hai accumulato. Come il proprietario di un frutteto che conosce la portata delle sue responsabilità verso l’albero vive nel buon umore, così quando il praticante comprende i suoi compiti nella pratica, allora la ‘rettitudine’ si stabilisce spontaneamente da sé.

Fonte: Il dubbio e altri demoni ( Ajahn Jayasaro)

link immagine : http://www.unavignettadipv.it/public/pv190313/?x=entry:entry140504-064449


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La pratica taoista del sorriso interno


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Ripropongo un articolo pubblicato tempo addietro sulla mia pagna Fb TerradiMezzo.
La pratica del sorriso interno, come afferma in uno dei suoi testi Mantak Chia, (‘Tao Yoga’, Ed. Mediterranee, 1989), veniva insegnata già nell’antica Cina dai maestri taoisti per favorire l’armonia interiore ed assicurarsi la salute, la longevità e la felicità.
La tecnica qui solo accennata, è una forma di rilassamento unita a visualizzazione per indirizzare l’energia a tutti gli organi.
L’esercizio, comincia chiudendo gli occhi, seduti sul bordo di una sedia, le mani in grembo, riempiendoli di un radioso sorriso.
Successivamente, lingua premuta contro il palato, si invia l’energia radiosa del sorriso al corpo, lungo tre linee principali:
1. Linea anteriore del corpo: inviate il sorriso prima al viso, poi al collo,al cuore e ai vasi, ai polmoni, al pancreas, alla milza, al fegato, ai reni e ai surreni.
2. Linea centrale del corpo: inviate il sorriso alla bocca, allo stomaco, all’intestino tenue, al colon, al retto e contemporaneamente inghiottite la saliva.
3. Linea posteriore del corpo: inviate il sorriso alla colonna vertebrale, vertebra per vertebra.
Si conclude concentrando l’energia all’ombelico, portando le mani in questa zona ( sinistra sopra la destra per gli uomini, destra sopra la sinistra per le donne), ruotandole a spirale trentasei volte in senso orario
(antiorario per le donne) e poi ventiquattro volte in senso contrario
(orario per le donne).
La pratica del sorriso interno andrebbe svolta quotidianamente come forma di rilassamento e meditazione e autocura.

fonte: Accademia Opera: “La Via del Sorriso”, tesi di Antonella Bergamaschi
pubblicata su http://lamezzalunayoga.weebly.com/uploads/6/3/7/6/6376491/tesi_sul_sorriso_interiore.pdf


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Il Maestro interiore. Yishi e la coltivazione del Qigong.


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All’interno di un cammino di pratica, come è quello del Qigong, la figura del Maestro riveste particolare importanza: è lui che ci guida nell’apprendimento delle tecniche, che interviene di fronte ai nostri dubbi; a lui spesso ci si rivolge per chiarimenti, spiegazioni, delucidazioni varie. L’allievo e il Maestro maturano dunque insieme un percorso che si rivela  utile ad entrambi, per la crescita interiore e per l’evoluzione personale. Non c’è un momento preciso, nella pratica di una persona, in cui si possa dire di non avere più bisogno di un Maestro:  la questione è del tutto soggettiva, ma la considerazione su cui tutti saremo d’accordo  è che nessuno può fare il cammino al posto nostro: i nostri Maestri possono sostenerci e accompagnarci ma siamo noi stessi a dover progredire.

Tutto parte da una nostra intenzione specifica a farlo. Nella nostra convinzione e nella fiducia che riponiamo nel metodo sono riposti i segreti dell’ efficacia del nostro Qigong ( “Xin ze ling”: funziona quando voi ci credete). L’uso di Yishi (intenzione cosciente e consapevole) può determinare anche  il nostro grado di Gongfu , che va coltivato attraverso la pratica.  (Si può leggere a questo proposito l’articolo ” Grandi risultati da una pratica scadente su www.zhinengqigong.it/ in  Aneddoti sul Qigong)

Se all’uso corretto di Yishi saremo anche in grado di unire un’esecuzione  appropriata delle tecniche, i risultati saranno maggiormente visibili e anche più veloci da raggiungere.Tutto questo va indubbiamente allenato con tempo, dedizione, pazienza, volontà e soprattutto tanta pratica.

Il Qigong lavora anche sulla nostra autostima e ci aiuta a rinforzarla. Uno dei passi fondamentali per farlo è quello di guardare dentro noi stessi, considerarci e accettarci  ma senza escludere la possibilità di un miglioramento. Tutti noi infatti abbiamo delle qualità innate che spesso sono silenti e rimangono dunque allo stato latente. Il Qigong ci aiuta a riconoscerle  e ci insegna a farne un corretto uso.

Lo scopo della nostra pratica di qigong è quello di fortificare queste capacità, fortificarle, e ancora fortificarle. Cos’è il qigong? Il rafforzare le capacità innate di una persona attraverso la pratica di un sistema specifico di allenamento. Una volta rafforzate, le capacità si riveleranno e si può essere riconosciuti come persone che hanno gongfu e capacità. Guardate dentro di voi. Effettivamente non è soltanto una questione di pratica. La pratica può soltanto cambiare un po’ la quantità. Tutti quanti abbiamo queste capacità. Non dovreste guardare fuori di voi. Infatti è mia opinione che qualcuno di voi ha capacità che superano le mie. E’ come se voi aveste dell’oro infilato nel vostro corpo ed ancora andaste in giro elemosinando con una ciotola per l’elemosina. Oh sono povero e affamato, datemi qualcosa da mangiare. Non sapendo che avete dei tesori dentro di voi.
Voglio dire che le capacità sono già in voi. Avete solo bisogno di usare un certo metodo, di concentrare la vostra mente, e di usarle attivamente; è tutto! E questo è già gongfu avanzato. Non dovete andare a cercare fuori dei maestri di qigong. E’ sufficiente che guardiate dentro voi stessi. Guardate semplicemente voi stessi quando affrontate qualche problema. Volete sbarazzarvi della vostra malattia o avanzare nel gongfu; guardate dentro di voi. Dentro di voi ci sono tesori infiniti, semplicemente usateli. Avete soltanto bisogno di estrarli. Avete pensato che essi debbano venire da fuori; no, non possono. L’effetto reale deve venire da voi stessi. Nessuno può fare questo da fuori. Deve espandersi dall’interno. Come il germogliare di un seme, deve venir fuori da se stesso. Potete spillarlo dall’esterno, ma questo non aiuterà. Per tutti quelli che la penseranno così, il loro gongfu crescerà immediatamente così. E’ molto rapido: comprendete immediatamente quello che vi sto dicendo, avvinghiatelo con la pratica e potrete guidare la guarigione immediatamente con risultati istantanei. E’ così semplice. Nel passato nessuno ha osato dire queste cose perché i maestri di qigong sarebbero stati fuori dal mercato. I maestri di qigong sono uguali a noi, con un naso e due occhi, niente di speciale. Chi vorrebbe allora diventare l’apprendista di un maestro, seguendolo in giro? Una volta che il gatto è fuori dal sacco, diventa senza valore. Nessuno vorrebbe mai seguire il maestro per anni.

Qualora ce ne sia bisogno, dobbiamo dunque riconoscere che è utile cambiare anche il nostro modo di pensare, il nostro sistema di riferimento, che fa da cornice alle nostre convinzioni, alla nostra interpretazione della realtà. Dobbiamo riconoscere che quella in cui viviamo e che ci hanno, o ci siamo costruiti, non è l’unica realtà possibile e assoluta. Facciamo dunque spazio e apriamoci al cambiamento, apriamoci  a ciò che non potremmo realizzare a causa delle nostre troppo radicate convinzioni.  Nascondendoci dietro di esse, spesso non riflettiamo su quanto siano d’intralcio alla nostra evoluzione interiore.

Cambiate il vostro modo di pensare
Per praticare qigong e usare yishi dobbiamo prima guardare la posizione della mente. Se l’atteggiamento della mente non è cambiato non possiamo usare yishi. Perché un trattamento di qigong sia efficace la chiave giace proprio nel vostro stesso uso di yishi. Per esempio, avete un cancro e il vostro atteggiamento mentale è che vi ucciderà e che voi dipendete totalmente dai trattamenti, siano essi di medicina occidentale che di qigong. Questo sarebbe un errore. (…) Quando usate yishi, quali fondamenta del pensiero state usando? Quale base state usando per nutrire le attività mentali? Se usate il vecchio modo di pensare – Ho il cancro, non c’è modo di guarire; se guarisco, non può essere cancro – usando questo genere di base mentale, potrà mai yishi lavorare per voi? Quando il vostro atteggiamento mentale è: “una volta che ho sviluppato il cancro morirò sicuramente”, anche quello è usare yishi: così voi avete inconsciamente peggiorato la vostra malattia. Nel momento in cui vi ho spiegato questo principio e voi potete usare yishi, accettatelo, e cambiate il vostro modo di pensare – il cancro non mi ucciderà; la mia malattia grave non è un problema; per quanto grave possa essere la mia malattia, essa può essere rivoltata; reumatismi cronici, deformità, possono tornare ad uno stato di salute; perdo il controllo della metà del mio corpo a causa di un ictus, posso guarire – anche con questi pensieri voi state usando inconsciamente yishi. E lui sta facendo effetto. In quale altro modo pensate che yishi debba essere usato? Yishi agisce nel subconscio, nutrendo le vostre attività vitali. Se non siete disposti a cambiare il vostro atteggiamento mentale, la vostra posizione, come userete yishi? Pensate che sia tutta una questione di metodi. Per essere efficaci i metodi devono essere diretti da un modo corretto di pensare. Senza un modo corretto di pensare che vi guidi, il metodo diventerà dannoso.” (Cit. tratta da Using Yishi, Pan He Ming)


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Il Qigong ( a cura di Marisa Vocca )


yin-yang-qigong_illustrationIL QIGONG
Introduzione di Marisa Vocca
www.neidao.org
www.qigongdao.it

La pratica del Qigong è uno strumento importantissimo oltre che prezioso per ogni persona. Il Qigong, come tutte le pratiche che sono incentrate sull’interezza della propria persona, a partire (ma solo a partire) dal corpo e dal respiro, insieme con un lavoro sulla mente, è fondamentale per lo sviluppo di una consapevolezza e conoscenza di sé, del proprio spirito e della propria energia. “Il lavoro sul Qi” (significato letterale del termine “Qigong”) comprende, infatti, molti diversi livelli di esperienza e di conoscenza, secondo la finalità che ci si prefigge e secondo le necessità stesse del praticante.
Il termine Qigong è molto moderno, rappresenta una denominazione trovata negli anni ‘30 e non completamente chiara, perché vaga e con un significato molto ampio. Era molto tempo che si cercava un nome che potesse raggruppare tutto un insieme di tecniche e pratiche varie e diversissime tra loro, sviluppatesi nel corso di migliaia d’anni. Comprende tecniche alla base delle Arti Marziali, metodi di Meditazione per entrare in contatto con l’universo e la vita interna ed esterna a noi, tecniche di automassaggio, esercizi di Ginnastica Medica, terapeutici per un’infinità di problemi e patologie, tecniche psicofisiche o più propriamente mentali con lo scopo di formare il carattere e la personalità nelle sue caratteristiche di Rettitudine, Onestà, Generosità, Comprensione, … fino ad ottenere di una vera Saggezza, e più in generale tecniche che puntano alla vera Longevità: “Chang sheng pu lao” (lett. “Vivere a lungo senza invecchiare”).
La cosa più importante da chiarire, quando mi chiedono cosa è il Qigong, è che il Qigong non è solo Medicina, non è solo Arti Marziali, non è solo Meditazione; è tutto questo ed anche oltre. Intendo dire che è un lavoro a sé, che rientra in un campo o nell’altro, secondo il tipo di lavoro e dello scopo che il praticante si propone. Su alcune riviste cinesi specializzate, perfino “La pratica del digiuno” fa parte del Qigong. Questo proprio perché … è “lavoro sul QI”, niente di più e niente di meno.
Due delle classificazioni più note, sono proprio quelle che distinguono le tecniche in base al tipo
– di lavoro: postura (il qigong statico, come il “Kongjingong” o “Qigong della forza vuota”), movimento corporeo (tra le tecniche di qigong dinamico abbiamo il Taijiquan), respirazione (come le tecniche del “Tugu naxin” o “Sputare il vecchio per assorbire il nuovo”), massaggio (su di sé e sugli altri), meditazione, eccetera.
– di scopo: Qigong medico, confuciano, taoista, buddista e marziale.
Tuttavia le classificazioni, sono un qualcosa d’esterno alla pratica vera e propria, infatti, spesso lo stesso esercizio può avere scopi e funzionalità differenti. Mi è capitato, in passato, di fare seminari introduttivi insieme con maestri d’arti marziali, e di vedere, quindi, lo stesso esercizio praticato in due modi completamente differenti: per un lavoro più marziale da una parte, più medico o meditativo dall’altra.
Nei manuali e nei testi classici base del monastero “Shaolin”, centro famoso tutt’ora per le arti marziali, è detto: “Ci sono due punti base del Qigong: il primo è ‘coltiva l’energia (yang qi)’ ed il secondo è ‘Pratica l’energia (lian qi)’; quando l’energia è coltivata (il termine yang ha il senso di generare, far nascere, sviluppare, coltivare), non va più via, permane, e permanendo puoi praticarla (nel senso qualitativo e quantitativo del termine), e facendo ciò costantemente, sviluppi le tue capacità.”
L’essere umano ha tre capacità “esterne” apparenti (relative al contatto con l’esterno che ha l’organismo): la sensibilità, il movimento (azione) e la mente (facoltà cerebrale, emotiva e sensitiva). Queste tre potenzialità di base sono fondamentali per l’esistenza e la qualità di vita dell’essere umano stesso. Il Qigong può permettere alla persona di sviluppare, migliorare e stimolare le capacità di sensibilizzazione, di visualizzazione, oltre che d’immaginazione; può aiutare a rafforzare la persona dando serenità, sicurezza, guidando il pensiero ed il respiro per meglio evitare o frantumare gli ostacoli che la vita ci pone davanti. In questo modo l’individuo può diventare capace di rimanere se stesso in ogni condizione, di affrontare ogni confronto con più serenità, sentendosi più libero e potente.

Nella mia esperienza d’insegnante, ho avuto allievi d’ogni tipo ed età, con interessi e scopi completamente diversi nell’approccio con la pratica del Qigong.
Ci sono:
– Persone che si avvicinano con semplice curiosità;
– Malati che cercano una via diretta ed interiore per interagire con la propria malattia e con le cure esterne che seguono;
– Praticanti d’arti marziali o di vari altri sport, che cercano un lavoro più approfondito e completo, per raggiungere maggiore flessibilità e rendimento nelle loro pratiche;
Medici e terapeuti che vogliono un modo per liberare il corpo, la mente e l’animo dalle giornate dedicate a sopportare e supportare le angustie degli altri, e per conoscere a loro volta più in profondità ciò che succede dal punto di vista energetico nei “meandri” dell’intero Essere Vivente;
Persone che cercano invece una crescita interiore di comprensione e conoscenza del proprio Io e degli scambi che avvengono tra sé ed il mondo circostante: tra la Natura interiore e quella esteriore, tra Microcosmo e Macrocosmo, per arrivare quindi al raggiungimento del “Dao”.

La parola “Dao” (lett. “Via”) indica la Realizzazione della “Via naturale” in senso taoista, della “Consapevolezza illuminante” in senso buddista, della “Rettitudine consapevole” in senso confuciano, quindi della comprensione dell’“Essenza divina e spirituale di tutte le cose” nelle altre culture religiose, o detto con la Scienza moderna, del “Rapporto intrinseco profondo che lega tutti i fenomeni naturali”.

L’IMPORTANZA DELLA PRATICA
Le persone che si avvicinano per pura curiosità alla pratica del Qigong, inizialmente non si aspettano altro che rilassamento e un minimo di flessibilità in più, mentre tutte le altre persone, più o meno apertamente, cominciano la pratica aspettandosi qualcosa di particolare, sia dal punto di vista terapeutico sia da quello dell’apertura mentale o della consapevolezza della propria energia. Ma, in effetti, nessuno ha delle vere e profonde aspettative, come non ne avevo neanche io quando ho iniziato a conoscere il mondo del Qigong.
Ci si ritrova in un mondo, soprattutto all’inizio, molto simile a quello della ginnastica, sia pure con differenze nel tipo d’approccio agli esercizi. Tuttavia, pian piano che si procede con la pratica, ci si rende conto che il lavoro è molto più approfondito ed efficace di quanto ci si aspettasse. Si cominciano a notare delle differenze anche nella situazione della vita quotidiana: cambia la postura, i lineamenti del viso si fanno più rilassati, i respiri diventano più profondi e coinvolgono tutta la persona, si riesce a seguire i pensieri, senza che la mente fugga come un cavallo imbizzarrito! Perfino l’atteggiamento mentale e la reazione agli eventi esterni, con l’andare del tempo, varia sensibilmente; nonostante ciò, però, i piedi rimangono ben piantati a terra, perché la maggiorparte della pratica è fatta col corpo, sul corpo, nel corpo. Il merito di questo è legato alla visione pragmatica della Vita da parte dei Cinesi, ed alle radici taoiste dello sviluppo del Qigong.
Non c’è un’origine religiosa alla base, ma c’è, invece, l’osservazione della Natura e la sua comprensione, per raggiungere la longevità attraverso il ritorno alla spontaneità, e questa è poi connessa anche ad una vera crescita spirituale, ma intesa proprio come “Comprensione profonda della Natura”.

La pratica vera del Qigong non è comunemente una cosa che possa formare o soddisfare “fanatici” in attesa di miracoli o di superpoteri, perché sottintende un lavoro duro, lungo e costante su sé stessi. Si differenzia enormemente da tante di quelle “strade” che oggigiorno sono costruite artificialmente dalla “corrente New age”, sull’esempio delle vere “Vie” legate alle tradizioni più antiche di tante culture. Tante sono, infatti, le “nuove” pratiche sorte sotto il nome della “New age”, ma la maggiorparte, se non tutte, sono solo riscoperte, … nuovi approcci (spesso non completi o non approfonditi) a vecchie, antiche pratiche o tradizioni della nostra o di altre civiltà.

LA PRATICA DEL QIGONG E LA MTC
Il Qigong è anche una parte importante, anche se spesso trascurata, della Medicina Cinese. E’ importante soprattutto perché è un lavoro che la persona fa prima direttamente su di sé poi sugli altri, imparando a conoscere ed avere consapevolezza piena, del proprio corpo, del respiro, … ma anche dell’indirizzo che prendono i pensieri, lavorando sulla concentrazione mentale, soprattutto attraverso l’osservazione e la visualizzazione, … fino alla comprensione dell’origine delle emozioni, che spesso sono vissute nella maniera più passiva. Inoltre (e questo è un mio modesto parere, sviluppatosi in seguito alla conoscenza ed alla pratica del Qigong), solo dopo che la persona ha intrapreso la Via della comprensione di sé e del lavoro attivo su se stessa, … solo allora sarà effettivamente in grado di capire fino in fondo la “Vita ed il suo funzionamento” negli altri intorno a sé.
La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è un mondo vastissimo di conoscenza, ed è il risultato di un’evoluzione di pensieri, filosofie di vita, d’esperienze pratiche non solo prettamente mediche (dal punto di vista della moderna medicina occidentale): considera la persona come un complesso insieme di corpo, mente, spirito, materia ed energia, … ma così come spesso si studia e si applica, …porta ad un lavoro fatto poi quasi unicamente sugli altri, per aiutare gli altri. Non dovrebbe essere solo così, ma è vero che … comprendere ed aiutare gli altri è molto più semplice che comprendere ed aiutare sé stessi!

Aiutare sé stessi, è proprio il primo scopo (e non è l’unico!) che si propone il Qigong: io pratico, sento, prendo consapevolezza dei miei dolori e dei miei blocchi, delle mie emozioni e del mio respiro, … io lavoro su tutto questo cercando e constatando i miglioramenti, trovando il coraggio di crescere dentro di me, da tutti i punti di vista.

Io considero il Qigong come parte della “Medicina Popolare Cinese” e non solo della “Medicina Tradizionale Cinese” (Insieme, secondo me, entrambe formano la “Medicina Cinese”) e spiego il perché: la MTC è connessa ad una canonizzazione della tradizione medica cinese che, nell’ultimo secolo è il risultato di un tentativo di darne uno schema generalmente unitario e “scientifico” in senso occidentale. Questo, a mio avviso, rischia di renderla fissa nelle sue regole e nei suoi principi, immobile e immortale, ma non viva, se considerata solo come dottrina istituzionalizzata. Mentre la parte vitale, ma “meno scientifica” della medicina popolare, che continua ad essere tramandata fuori delle università e dagli ospedali, rischia di essere completamente dimenticata o ignorata.
Il vasto campo del Qigong non è completamente incluso, né insegnato ed accettato universalmente dalla MTC, mentre è molto importante nella Medicina Popolare, tanto che è anche chiamato “Medicina dei poveri” o considerato addirittura “l’ultima spiaggia”, perché nella vita comune cinese, chi non ha i soldi per farsi seguire bene dai medici negli ospedali, o per le medicine costose, si rivolge ad un maestro di Qigong prima di andare dal medico; oppure, quando i medici allopatici e quelli tradizionali sostengono che non c’è più nulla da fare, il Cinese spesso si rivolge, come ultima speranza, alla pratica ed alla terapia del Qigong (“neiqi gong” o “pratica del qi interno”, oppure “waiqi fagong” o “tecnica della trasmissione del qi esterno”, che ha molto in comune con la pranoterapia ed il massaggio di tante altre culture). Molto spesso neanche gli stessi medici agopuntori nella stessa Cina hanno conoscenze approfondite sul Qigong, o le hanno solo su pochissimi esercizi “standardizzati” anch’essi.

Credo che sarebbe in ogni modo difficile rendere completamente “standardizzato e scientifico” un lavoro come quello del Qigong, che, ancor più dell’agopuntura o della fitoterapia e del massaggio, è legato ad una capacità di sentire, di provare su di sé, … prima, ed anche insieme con gli altri. Ha bisogno di molta pratica, ma non quella che si può fare in classe, o sui libri, o meglio non solo quella, … neanche solo quella che si fa negli ospedali o negli ambulatori sulle altre persone. La pratica deve essere soprattutto e prima di tutto su di sé, dentro di sé, con sé.
Torniamo così sul significato dell’esperienza, ed a proposito di questa, ancora più importante, secondo me, è che la pratica deve essere pratica! Intendo, facendo un giro di parole: “Vita di pratica” = “Pratica di vita”.
In altri termini, facendo un esempio che io uso spesso durante le mie lezioni, bisogna saper usare l’esercizio nella vita quotidiana, rendendolo pratico, e non una “dimensione separata dalla vita quotidiana”, come può essere la sessione di Qigong in una giornata. Ciò significa tentare di essere sempre presenti in sé nella postura, nel respiro, essere consapevoli delle emozioni che maturano dentro di sé, senza un controllo innaturale o forzato. Praticato in quest’ottica diventa davvero uno strumento importantissimo nella vita d’ogni giorno!
Una delle grandi differenze tra la terapia del Qigong e la medicina tradizionale è che una buona forma di qigong medico non è stata creata, in origine, per alcuna malattia o sintomo precisi, ma attraverso la coltivazione del Qi e del Xin (con questo intendo il sistema cuore – mente), oltre che dello Yi (pensiero, mente riflessiva), per raggiungere uno stato ottimale nella mente e nel corpo. Su molti testi di Qigong Medico si trovano esercizi creati per problemi specifici (come gli esercizi per la disintossificazione del fegato, o per gli occhi, …); la maggiorparte sono stati ideati da particolari scuole di MTC, basandosi su antichi testi. Ma il miglior Qigong medico non si trova su alcun testo, può essere insegnato solo passo dopo passo, seguendo la capacità di apprendimento e di progresso dello studente. I passi di sviluppo più avanzato, non possono essere insegnati in anticipo su un testo proprio perché l’esperienza diretta non può essere anticipata da aspettative di sensazioni particolari; il praticante si ritroverebbe a cercare di ottenere una qualche visione o allucinazione solo attraverso la sua immaginazione, e non sarebbe in grado di raggiungere quegli stadi attraverso una pratica con la mente vuota.
Un buon Qigong medico, comunque, non è solitamente creato per lavorare esclusivamente su un sintomo o su una malattia specifica, ma sistematicamente migliora il potere e la forza della mente e del corpo per prevenire o curare molte malattie con l’armonizzazione del Qi.

Ringrazio Marisa Vocca per la disponibilità di pubblicazione del suo articolo anche sul mio sito


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Di cosa si occupa un operatore Qigong? Come si diventa operatori?


opeDi cosa si occupa un operatore Qigong?

Vediamone in breve gli aspetti principali.

Chi decide di formarsi come operatore ha davanti a sé un percorso, solitamente triennale  e presso una scuola qualificata, che prevede lo studio della pratica ma anche della teoria del Qigong. La pratica individuale, le scelte, le motivazioni interiori e lo stile di vita di chi decide di intraprendere questo percorso hanno una grande importanza. Qualunque metodo di Qigong l’insegnante veicoli, egli deve con costanza e pazienza dedicare del tempo a migliorare se stesso e il proprio livello di pratica,approfondendo la sua preparazione personale con una buona conoscenza dei principi fondamentali della Medicina Tradizionale Cinese.

Un operatore deve conoscere profondamente sequenze dinamiche e visualizzazioni in posizioni statiche, deve veicolare efficacemente concetti importanti che riguardano postura e rilassamento; respirazione, atteggiamento della mente e uso della coscienza. Deve essere inoltre, in grado di condurre gli allievi ad una comprensione efficace dei principi, corretta dei movimenti, guidando le pratiche di gruppo in modo consapevole e centrato.

 

per saperne di più sul Qigong :
http://www.associazioneqi.com/#!qigong/cq2k

 


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Praticare senza giudicarsi e la concentrazione senza sforzo


superconscious-awakeningNon sempre le pratiche di Qigong avvengono in maniera libera e spontanea, senza eccessivi condizionamenti da parte nostra e della nostra mente.

La prima cosa da fare, invece, è quella di praticare senza aspettative. Sembrerebbe un paradosso ma in realtà non lo è: questo accorgimento serve ad alleggerire la pratica dalle tensioni del nostro ego, rendendola più cristallina  e trasparente.

Ci si potrebbe chiedere: “Ma se pratico per una guarigione, non devo forse avere un’aspettativa?”

Su questo punto, abbastanza discusso e a volte controverso, ci si può comportare in due modi : la scelta dipende dalla nostra indole, cioè da quello che ci fa sentire maggiormente a nostro agio.

1) Scelgo di dedicare, all’inizio della pratica, qualche istante alla focalizzazione dell’intenzione per cui pratico (vedi ad esempio il miglioramento della salute o la risoluzione di un problema specifico) e poi libero la mia pratica da tutto ciò, lasciando la mia mente disponibile e leggera,  permettendo al Qi di svolgere in maniera “intelligente”  il proprio lavoro, fidandomi del fatto che, una volta che esso è penetrato nell’organismo,  va  a colmare le carenze energetiche proprio dove ce n’è  bisogno.

Questo primo provvedimento ci consentirà di non avere una mente eccessivamente “dura” ed eviterà che ci stressiamo  troppo , tesi  soltanto verso  l’obiettivo da raggiungere con il risultato di sentirci frustrati se un risultato immediato non arriva. L’attesa ossessiva dell’esito  può disturbare la nostra pratica. Il Qigong invece è tutto quello che ci stiamo perdendo a causa della nostra ossessività. E’ l’arte di saper lavorare con il Qi che deriva da un allenamento costante nel tempo.

2) Il secondo modo di affrontare la questione che ci interessa è quello di orientare la pratica solo e soltanto sul nostro problema: per fare questo, però, ci vuole un’intenzione precisa, consapevole e leggera allo stesso tempo (yishi). L’intenzione è come la freccia scoccata da un arco, che andrà a colpire al centro il suo bersaglio. Una freccia, però, compie  la sua traiettoria in modo leggero e preciso e giunge spedita alla meta con un’intenzione precisa lungo il tragitto. Quindi, l’attenzione che dobbiamo porre usando questa metodologia è quella di non rendere la pratica stessa  stressante, estenuante e ossessiva. Non si deve consumare eccessivamente  il Qi  mentale, altrimenti alla fine della sessione  ci sentiremo stanchi e privi di forze;  bisogna invece usare invece un’intenzione consapevole e un atteggiamento disponibile, positivo e per certi aspetti anche ludico (si dice sempre che la mente deve essere leggera come quella di un bambino che gioca, nonostante in quel momento il suo gioco sia serio) che riesca ad essere massimamente efficace ma senza sforzo. In questo ci possono  guidare la certezza della riuscita e quindi  la fiducia nella pratica, senza che il dubbio ci assalga ogni istante. Il pensiero è : “ci riesco e basta e proprio in questo istante sta già avvenendo il cambiamento.” Come vedete, la determinazione gioca un ruolo importante.

Cosa significa dunque praticare senza giudicarsi?

Vuol dire essere in primo luogo soddisfatti di noi stessi, innanzitutto nella vita, lavorando sulla nostra autostima se necessario, e ancor più durante la pratica, senza rivolgerci mille silenziose questioni interiori durante l’esecuzione degli esercizi (…Starò facendo il movimento correttamente? Funzionerà? Ho posto l’attenzione necessaria? Mi sono distratto troppe volte quindi la pratica di oggi non è valida…Non ho sentito nessuna sensazione particolare … Chissà cosa pensa in questo momento il mio Maestro di me…)

Tutte queste sono solo zavorre da cui liberarci perché rappresentano un grande ostacolo alla pratica stessa. E’ ovvio che la mente deve stare all’interno e questo non sempre accade. Magari un impegno familiare, un problema irrisolto, un’ansia lavorativa, ecc. ci possono far perdere la concentrazione necessaria. In questo caso, il suggerimento da mettere in pratica è quello di ricondurre  la mente a ciò che in quel preciso momento  stiamo facendo: riconduciamola dunque alla pratica proprio come farebbe un genitore che prende dolcemente la mano del proprio figlio per accompagnarlo e sostenerlo. E questo potrà all’inizio capitare più e più volte: ma la pazienza e la morbidezza usata nei nostri riguardi potrà aiutarci a rimanere sereni.

Ricordiamoci inoltre che la pratica di Qigong non è mai competitiva: non c’è niente che dobbiamo dimostrare agli altri, non è immediatamente misurabile e non ci pone in antagonismo con nessuno, tanto meno con noi stessi. Perciò occorre smontare tutte le pretese e le aspettative del nostro ego personale, che ci vuole vedere bravi ad ogni costo e vincenti subito. Piuttosto accogliamo il fatto che il Qigong è un cammino costante, in grado di migliorare noi stessi se gliene diamo l’opportunità e se ci disponiamo in atteggiamento sereno all’ascolto dei messaggi che il corpo, il respiro, le emozioni, la mente  ci inviano. Questo sarà possibile prendendo le giuste distanze dalla nostra componente egocentrica. Guardandoci da spettatori, ci accorgeremo difatti di tanti nostri aspetti caratteriali che nella quotidianità ci sfuggono e avremo la strada per migliorarci non solo nella pratica ma anche e soprattutto nel  nostro rapporto con noi stessi  e quindi con gli altri.


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Come praticare correttamente il Qigong: suggerimenti di base


teaserbox_2190946Alcuni suggerimenti utili  prima e durante una pratica di Qigong.

Ricercate il rilassamento, la calma e la serenità: trovate un luogo tranquillo dove praticare, lontano da distrazioni  e fonti di rumore. Se praticate in casa, scegliete una stanza che vi faccia sentire particolarmente a vostro agio e che avrete prima arieggiato, e chiedete ai vostri familiari la collaborazione nel mantenere silenzio e/o un tono di voce basso per la durata della vostra pratica ( oppure coinvolgeteli  a praticare con voi. In questo modo si accrescerà il campo di Qi). Continua a leggere


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Benefici del Qigong all’aperto e la pratica con gli alberi


abbraccia-un-albero-santa-maria-navarrese03Le pratiche all’aperto sono quelle che predispongono  il praticante a percepire più facilmente la condizione di far parte di un Tutto,  accordano maggiormente il proprio sentire con l’armonia della natura,  riescono a sintonizzare  microcosmo e macrocosmo con spontanea immediatezza. Questo uniformarsi, immersi nella Natura, avviene senza sforzo.

Praticare in un luogo pacifico, all’aperto, con la possibilità di rigenerarsi respirando aria pura, stando a contatto con la terra, potendo vedere il cielo, ci riabitua a quel saper “ascoltare”, ormai trascurato dalla vita frenetica di tutti i giorni. L’ascolto esteriore diventa piacevole:  ogni forma di vita  rappresenta forme e manifestazioni diverse dell’energia (cinguettìo di uccelli, ronzìo di insetti, il fruscìo delle foglie al vento, il mare..) mentre quello interiore si potenzia: una mente serena, infatti, è in grado di rilevare meglio i messaggi che vengono sia dalla nostra interiorità che dal nostro corpo. Le emozioni come la rabbia, gli stati d’animo come l’ansia, le conseguenze negative dello stress e tutte le tensioni si allentano riportandosi alla condizione di normalità.  Continua a leggere